Alla fine non poteva che andare così: chi ha esperienza vince sempre.
La mia non è una resa ma una fotografia dell’esistente.
La cassaforte valoriale del Movimento si sta dimostrando un guscio vuoto: il suo consenso è stato prima svuotato dalla Lega, ora dal Pd.
Lo racconta oggi alla Stampa Nicola Zingaretti. “Loro pensavano di dettare l’agenda e svuotare il Pd, ora sta succedendo l’esatto contrario”.
La mia non è una resa, anzi. Da qui intendo partire per costruire un’alternativa che ci era stata promessa e che è stata tradita.
Essere di lotta e di governo, capire la complessità per risolverla a vantaggio di tutti. Questo è il mio obiettivo e so di non essere solo.
Il Governo è del Pd perché il suo alleato urla contro le misure che sa non essere accettate dal proprio elettorato e poi annuncia “la vittoria di averle cambiate grazie a capacità sopraffine di mediazione e trattativa”, come scrive oggi il giornalista Giancarlo Loquenzi. Accucciarsi al governo e tenere a bada i propri elettori.
Il Pd è al governo perché sa bene che i sondaggi che sembrano premiare il suo alleato in realtà raccontano un’altra storia: il consenso del Movimento va diviso con “il partito” di Conte. Nelle prossime ore in Parlamento inizierà la discussione sul Decreto Rilancio. Ma c’è un assenza importante: non si parla di una nuova politica fiscale, una delle poche leve che se azionata con giudizio potrebbe liberare energie e risorse per una vera ripartenza.
Attenzione: c’è un mondo esterno all’Italia che punta sul nostro default. Non ci salveranno i sussidi o i bonus. Ma idee nuove e persone che hanno le giuste competenze per far ripartire il Paese.